Il Real Madrid, secondo fonti ben informate provenienti dalla Spagna, sarebbe scontento del rendimento di Kakà e accusa il Milan di avergli rifilato un pacco, a causa della pubalgia cronica che sta affliggendo il centrocampista brasiliano. Galliani se n'è risentito, citando delle cifre che, a mio parere, gli danno ragione. Quello che nasconde Galliani è altro: e cioè Kakà abbia vissuto di rendita per 40-50 partite giocate bene, 10-15 ai massimi livelli, nel suo periodo al Milan.
Il brasiliano fu protagonista dell'unico scudetto di Ancelotti. Quando le difese cominciarono a prendergli le misure Kakà, inserito in un centrocampo dal talento invidiabile (Pirlo e Seedorf, con Gattuso giovane a coprire), ha smesso di essere quel giocatore determinante che abbiamo ritrovato in alcune partite di Champions League. Il pallone d'oro non rappresenta la dimostrazione del contrario. In genere premia il protagonista di un grande evento stagionale (nell'anno dei mondiali il calciatore più rappresentativo della squadra campione), solitamente il miglior giocatore della squadra vincitrice della Champions (non per forza il migliore). Le eccezioni sono rappresentate da exploit stagionali irripetibili: la stagione di Nedved con la Juve e la Repubblica Ceca, Owen nell'anno delle Coppe e dei tanti gol con l'Inghilterra, Rivaldo in un anno di magie al Barcellona.
Kakà si è guadagnato i galloni di fuoriclasse assoluto ("il vero pallone d'oro", come disse Pellegatti sminuendo Cristiano Ronaldo, che è superiore al brasiliano in modo imbarazzante) dicevamo... durante la stagione 2006-07, contrassegnata dalla vittoria in Champions, culminata in poche ma decisive partite, baciate dalla fortuna e nelle quali il brasiliano ha messo a ferro e a fuoco l'indomabile difesa del Celtic Glasgow, con un contropiede chilometrico a San Siro, e le riserve della difesa titolare del Manchester United, soprattutto nella divertente gara dell'Old Trafford. Kakà fu eccezionale soprattutto al ritorno e marchiò a fuoco l'avventura del Milan più culone che la storia ricordi. A riprova della fortuna i 28 punti di distacco rimediati dall'Inter in campionato, che uscì dalla Coppa per la regola dei gol in trasferta e con il centrocampo in infermeria.
Kakà è figlio dell'esaltazione e della propaganda mediatica e della tendenza a premiare gli uomini-immagine di una squadra vincente. Kakà è un grande giocatore, attenzione, ma non è quel tipo di giocatore risolutore, in una squadra che intenda fare del possesso palla il suo tratto distintivo. Le migliori caratteristiche del brasiliano, molto atipico, sono lo scatto sul breve e la corsa in campo aperto. Non ha il dribbling secco da fermo tipico dei suoi connazionali (Ronaldinho è esaltato per questo in Italia, ma contro squadre che pressano e corrono svanisce), ha grande potenza di tiro, una buona precisione e un certo fiuto nel passaggio. Ma queste caratteristiche non ne fanno un giocatore decisivo nella totalità delle partite in cui è impiegato.
Un onesto osservatore riconoscerebbe che Kakà ha giocato mediocremente dall'estate del 2007 in poi e la classifica e le prestazioni del Milan lo hanno dimostrato (la figuraccia europea dello scorso anno, unita all'eliminazione per mano dell'Arsenal nel 2008, arrivando sempre molto staccata in campionato). Anzi, il 2007 è un anno di grazia, un po' come il 2004. Negli altri anni è sempre stato all'interno di un centrocampo di primo livello, ripeto, che non ha portato a successi. Insomma, un giocatore vittima della propaganda, il cui talento è stato esagerato a dispetto del suo reale apporto.
Kakà vittima di Milanello Bianco
sabato 6 febbraio 2010 a 12:14 Pubblicato da Nerazzurra
Etichette: milan
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