L'allenatore portoghese che prenderà inopinatamente il posto di Mancini è un vincente di razza. Tra Porto e Chelsea ha fatto incetta di titoli e coppe, mancando la Champions con i blues per delle evenienze sfortunate. La preparazione del tecnico non si discute, discuto la scelta di distruggere un progetto, quello di Mancini, che è sintomo di una società praticamente inesistente, affidata alle turbolenze degli eventi (qui un punto di vista). Vengo quindi a Mourinho.
In molti lo hanno accusato di praticare un calcio brutto (toh!), poco spettacolare e legato alle prodezze dei singoli. Ma non è così. Innanzitutto Mourinho fa parte di quella schiera di allenatori che predilige il possesso palla e l'azione ragionata. Un gioco che dunque non necessita di due punte, ma fa essenzialmente leva sull'aggressione fisica e sul raddoppio costante. Di questa scuola fanno parte Ancelotti, Mancini, Prandelli e un buon numero di allenatori stranieri. Mancini e Ancelotti però sono nati col 4-4-2 e hanno deviato da questa classica impostazione solo per adattare gli uomini. Mourinho al Porto giocava con un 4-3-2-1. Davanti Derlei e dietro Deco e Carlos Alberto, supportati dalle incursioni di Maniche e Pedro Mendes. Costinha ero lo schermo davanti alla difesa, impostata su una linea abbastanza solida e non troppo propositiva. Ferreira e Valente erano esterni abbastanza discreti, ma non tecnici come Maicon.
Nel Chelsea, avendo un budget di spesa nettamente più elevato, ha convertito il suo gioco in un più razionale 4-1-2-2-1. Una variante del 4-4-2 che prevede l'utilizzo di ali tecniche e veloci affianco ad una punta centrale abbastanza fisica e produttiva. Le spese folli, infatti, sono state fatte per esterni come Robben, Wright-Phillips, Malouda. Ciò che non cambia è l'impostazione del centrocampo, che prevede un incursore (Lampard), un mediano davanti alla difesa (Makelele o Essien) e un regista tuttofare. Non c'è da sorprendersi che Shevchenko con lui non abbia mai trovato spazio.
Il modo di giocare ricorda comunque l'Inter di Mancini: si fa possesso palla, si portano avanti gli uomini e si sfonda col centrocampo. Una grande differenza è nelle ripartenze. Mourinho vuole che le ali si gettino negli spazi per rilanciare l'azione. Con Mancini non abbiamo mai avuto ripartenze veloci, complice anche la scarsa rapidità delle punte (un contropiede perfetto riuscì nel derby vinto 4-3, con Stankovic che appoggia Ibrahimovic).
E nell'Inter come giocherà Mourinho?
Con questi uomini è impossibile prevedere. La squadra è scoperta sulle linee esterne e prevedo qualche sacrificio. Ci sono molti difensori centrali e troppe punte, prevedendo il ritorno di Adriano. Ad oggi non mi sento di escludere nemmeno la cessione di Ibrahimovic, per far arrivare il più prolifico Drogba. Per le fasce si fa il nome di Quaresma, che non accarezza troppo la mia fantasia, ma è sicuro che il centrocampo vedrà protagonisti Cambiasso e il nuovo acquisto Lampard (sempre se viene). Maicon, Chivu e Samuel dovrebbero essere i perni della difesa, mentre davanti si sfoltirà il reparto per rimpiazzarlo con degli esterni.
Il problema naturalmente è stabilire quanto potere di direzione abbia l'allenatore portoghese, perché altrimenti siamo punto e a capo.