Molto peggio del previsto. Ieri abbiamo perso e lo abbiamo fatto nel peggiore dei modi, cioè a causa di piccoli errori e distrazioni che possono costare care. Ci può stare di perdere a Roma, ma non può sempre andare male per colpa di singoli errori o di topiche colossali in difesa: le sconfitte di questa stagione sono dovute quasi tutte a questo motivo e c'è da riflettere sulla concentrazione dell'Inter in alcune gare.
L'Inter aveva iniziato bene, controllando il gioco, ma al primo spiovente, nel classico schema Iaquinta-Amauri di Ranieri, abbiamo preso gol. Errore grossolano di Julio Cesar e non è neanche questo il primo, pessimo segnale di una tendenza a rilassarsi e a prendere sotto gamba certe partite. La sensazione che mi trasmette la squadra è quella che finché è prima va bene, ci si può riposare, soprattutto adesso che andiamo avanti in Champions. Una Inter a due dimensioni che corre il grave rischio di farsi sorpassare e come si è visto ieri la fortuna non è propria un'abituale frequentatrice dei nostri salotti, con 3 legni colpiti e un gol preso su un tiro ciccato.
Peggio è stato subire il 2-1 nel momento in cui stavamo per azzannarli e non mi è piaciuta la gestione dei cambi da parte di Mourinho, che è parso meno stratega e molto più intuitivo. Di fatto quello che non dovevamo fare era tenere Toni in gioco costante con una difesa bassa e ci siamo riusciti, dando un appiglio a una squadra che era morta dopo il pareggio e pronta a soccombere. Malissimo l'impostazione del centrocampo che raramente è salito per pressare (tanto che Mourinho l'ha sconfessato, demolendolo coi cambi, azzardati a un certo punto), molto male Maicon, che ha distrutto nel secondo tempo ciò che aveva fatto nel primo. Non ha mai azzeccato un cross, ma fatto ancora più negativo è rimasto a bagnomaria, a dimostrazione che la presenza di Zanetti sulla mediana ne maschera molti difetti. I cambi non hanno portato linfa e la squadra si è progressivamente disunita. dopo che già nel primo tempo, in alcune fasi, aveva rinunciato a proporre gioco, nonostante un avversario visibilmente intimorito.
Non so se tale atteggiamento conservativo dipenda dalla testa alla Champions. E' una buona scusa gallianesca che se fossimo padroni di Mediaset ci risparmierebbe la domenica di crisi Inter che ci aspetta nelle tv nazionali e locali, ma proprio perché è una scusa io voglio respingerla. Roma e Milan sono palesemente più deboli della nostra squadra e questo rende peggiore il mio stato d'animo rispetto ad alcune prestazionil. L'appiglio ai pali, all'arbitraggio (negativo su ambedue i fronti), alla prostituzione intellettuale oggi non vale nulla. Se giochiamo così, complessivamente meritiamo di perdere, perchè occorre sempre dimostrare di essere i più forti, non pensarlo e basta.
Il migliore: Milito. Tiene in apprensione costante la difesa romanista, segna e sfiora più volte il gol.
Il peggiore: Julio Cesar. Ennesimo errore di una stagione ondivaga.
L'allenatore: Difesa troppo bassa, terzini poco incisivi, centrocampo che rimane schiacciato sulla linea difensiva a presidiare le cadute di Perrotta. Atteggiamento rinunciatario che non paga. I cambi non sono convincenti, ma i nuovi entrati ci mettono del loro per peggiorare la situazione.
Roma-Inter 2-1: commento
domenica 28 marzo 2010 a 12:13 Pubblicato da pietro
Roma-Inter, preview
sabato 27 marzo 2010 a 09:27 Pubblicato da pietro
La solita contraddizione romanista: mesi e mesi di piagnistei a lamentarsi della superiorità tecnica ed economica dei nostri colori, della nostra società (che regala loro giocatori), per poi arrivare a dire che - forse - presi uno per uno, li meglio so' sempre loro: li piagnoni.
Basti vedere l'imbarazzante confronto 11 contro 11 (in realtà 10 contro 10, visto che per far vincere Riise su Maicon hanno vaporizzato Cassetti) realizzato dall'esimio Corriere dello Sport. Imbarazzante e demenziale. Tra le perle appunto un Riise superiore a Maicon, un Toni che lotta alla pari con Milito (!) e un Lucio messo in competizione con Juan per una maglia nella selecao (fino a sei mesi fa spacciavano la notizia che Denzel Juan fosse il capitano del Brasile... mentre sappiamo che l'unico centrale inamovibile di Dunga è proprio Lucio, il vero capitano).
Fatta salva questa nota polemica accompagnata da un sole primaverile che abbaglia il cielo sopra la Sardegna nord-occidentale, veniamo al preview di questo confronto tra prima e seconda della classe.
La Roma è in forma, lo dicono in numeri. Molte volte però ha raccolto più di quanto meritato, mi riferisco in particolar modo alla partita con la Fiorentina. Altre volte ha buttato via dei punti acquisiti (un classico di Ranieri), anche se non ha mai fatto vedere quel gioco arioso in contropiede veloce che sviluppava con Mastrolindo Spalletti. Non che con Ranieri si metta a fare possesso palla e calcio totale. Riparte sempre ma fa molta più densità nella propria tre quarti e sta molto più stretta, nonostante le frequenti sortite offensive di Riise, che è attirato dalla metà campo avversaria come una calamita. L'uomo più in forma è Vucinic, che non ha fatto sentire la mancanza del capitano Totti, impegnato a girare spot e a nascondere le notizie sulle sue avventure urbane, chiamiamole così... in difesa Juan fa una buona coppia con Burdisso, che da centrale se la cava sempre bene, anche se non mancano le classiche amnesie del Padroncito, che in ogni caso ha levato il posto al sopravvalutato Mexes, in crisi biondo-esistenziale. Ranieri per coprirsi potrebbe dirottare Burdisso sulla destra e inserire il francese affianco al brasiliano, ma non ci giurerei molto: l'Inter non spinge molto a sinistra e la vera sfida è sulla fascia di Riise, dove agirà il Maicon in crescita dell'ultimo mese.
L'Inter viene da una vittoria facile col Livorno, maturata nelle più classiche condizioni che offre una partita casalinga contro un avversario terribilmente più debole. La buona notizia è che lo stato psico-fisico della squadra è tornato simile a quello del derby di ritorno, quando abbiamo schiacciato il Milan. La vittoria col Livorno, il pareggio di Palermo (meritavamo i 3 punti, considerando che il Palermo ha giocato una partita difensiva) e la vittoria di Stamford Bridge ci hanno offerto una visione totale dei nerazzurri, che dimostrano di sapersi adattare all'avversario e usare le forze giuste al momento giusto, cosa mai riuscita storicamente alla Roma di questi anni, capace di vincere 7-0 col Catania e di prenderne 7 a Manchester (con l'immancabile optional dell'esondazione del Tevere di Lacrime). L'unico dubbio riguarda Sneijder, che però dovrebbe essere della partita, in appoggio a Milito e Samuel Eto'o. Non è esclusa la presenza di Pandev, anche se l'esclusione di Balotelli depone a favore di un minor dispendio delle forze nella linea offensiva, che ha bisogno di far rifiatare le bocche da fuoco, ogni tanto. In difesa dovrebbe tornare in pianta stabile Cristian Chivu, dopo il positivo rientro contro gli amaranto di Cosmi. La coppia centrale Lucio - Samuel costituisce, insieme a Cambiasso e Zanetti, la spina dorsale di una squadra che non andrà a Roma a difendersi.
Negli ultimi 3 anni tre nette affermazioni interiste, con 9 gol realizzati e 1 subito. Negli anni scorsi il mattatore è stato Ibrahimovic, capace di far sbandare la Roma spallettiana, coadiuvato da un gioco corale e pulito. L'anno passato a dispetto del risultato la partita fu molto particolare e non solo per il gol di Obinna, quanto per il fatto che quell'Inter vincente 0-4 era un cantiere aperto. Oggi è molto più solida e nonostante il pensiero possa andare all'imminente quarto di Champions, ritengo che i giocatori saranno sufficientemente concentrati per battagliare contro un allenatore che da settimane gioca la carte del gufo, per timore di non reggere la pressione.
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Kakà vittima di Milanello Bianco
sabato 6 febbraio 2010 a 12:14 Pubblicato da Nerazzurra
Il Real Madrid, secondo fonti ben informate provenienti dalla Spagna, sarebbe scontento del rendimento di Kakà e accusa il Milan di avergli rifilato un pacco, a causa della pubalgia cronica che sta affliggendo il centrocampista brasiliano. Galliani se n'è risentito, citando delle cifre che, a mio parere, gli danno ragione. Quello che nasconde Galliani è altro: e cioè Kakà abbia vissuto di rendita per 40-50 partite giocate bene, 10-15 ai massimi livelli, nel suo periodo al Milan.
Il brasiliano fu protagonista dell'unico scudetto di Ancelotti. Quando le difese cominciarono a prendergli le misure Kakà, inserito in un centrocampo dal talento invidiabile (Pirlo e Seedorf, con Gattuso giovane a coprire), ha smesso di essere quel giocatore determinante che abbiamo ritrovato in alcune partite di Champions League. Il pallone d'oro non rappresenta la dimostrazione del contrario. In genere premia il protagonista di un grande evento stagionale (nell'anno dei mondiali il calciatore più rappresentativo della squadra campione), solitamente il miglior giocatore della squadra vincitrice della Champions (non per forza il migliore). Le eccezioni sono rappresentate da exploit stagionali irripetibili: la stagione di Nedved con la Juve e la Repubblica Ceca, Owen nell'anno delle Coppe e dei tanti gol con l'Inghilterra, Rivaldo in un anno di magie al Barcellona.
Kakà si è guadagnato i galloni di fuoriclasse assoluto ("il vero pallone d'oro", come disse Pellegatti sminuendo Cristiano Ronaldo, che è superiore al brasiliano in modo imbarazzante) dicevamo... durante la stagione 2006-07, contrassegnata dalla vittoria in Champions, culminata in poche ma decisive partite, baciate dalla fortuna e nelle quali il brasiliano ha messo a ferro e a fuoco l'indomabile difesa del Celtic Glasgow, con un contropiede chilometrico a San Siro, e le riserve della difesa titolare del Manchester United, soprattutto nella divertente gara dell'Old Trafford. Kakà fu eccezionale soprattutto al ritorno e marchiò a fuoco l'avventura del Milan più culone che la storia ricordi. A riprova della fortuna i 28 punti di distacco rimediati dall'Inter in campionato, che uscì dalla Coppa per la regola dei gol in trasferta e con il centrocampo in infermeria.
Kakà è figlio dell'esaltazione e della propaganda mediatica e della tendenza a premiare gli uomini-immagine di una squadra vincente. Kakà è un grande giocatore, attenzione, ma non è quel tipo di giocatore risolutore, in una squadra che intenda fare del possesso palla il suo tratto distintivo. Le migliori caratteristiche del brasiliano, molto atipico, sono lo scatto sul breve e la corsa in campo aperto. Non ha il dribbling secco da fermo tipico dei suoi connazionali (Ronaldinho è esaltato per questo in Italia, ma contro squadre che pressano e corrono svanisce), ha grande potenza di tiro, una buona precisione e un certo fiuto nel passaggio. Ma queste caratteristiche non ne fanno un giocatore decisivo nella totalità delle partite in cui è impiegato.
Un onesto osservatore riconoscerebbe che Kakà ha giocato mediocremente dall'estate del 2007 in poi e la classifica e le prestazioni del Milan lo hanno dimostrato (la figuraccia europea dello scorso anno, unita all'eliminazione per mano dell'Arsenal nel 2008, arrivando sempre molto staccata in campionato). Anzi, il 2007 è un anno di grazia, un po' come il 2004. Negli altri anni è sempre stato all'interno di un centrocampo di primo livello, ripeto, che non ha portato a successi. Insomma, un giocatore vittima della propaganda, il cui talento è stato esagerato a dispetto del suo reale apporto.
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Con il Lecce con l'enigma del turnover
martedì 23 settembre 2008 a 07:57 Pubblicato da Nerazzurra
L'Inter di Mourinho è tornata capolista, seppure in coabitazione. Le assenze di Stankovic, Muntari (assurda la squalifica) e Jimenez impongono scelte obbligate, anche se Deki è dato in recupero. A questo punto bisogna scegliere se inserire Bolzoni, rischiare Stankovic e concedere un turno di riposo a uno tra Vieira, Zanetti e Cambiasso. Il francese è il maggior indiziato, con Dacourt disponibile (ma non considerato da Mourinho) a subentrargli.
In attacco le scelte sono meno obbligate: Cruz probabilmente troverà spazio, così come Quaresma, mentre Crespo, Adriano e Balotelli potrebbero trovare un tempo a disposizione. Figo giocherà quasi sicuramente. Cordoba è l'alternativa a Burdisso, ma solo per il discorso Champions, se recupera Maxwell anche Chivu rientra nel lotto e pure Rivas è tornato disponibile. L'unico non intercambiabile, attualmente, è il colosso Maicon. Sempre che non si voglia rischiare il giovane e promettente Santon.
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Arieccoli
venerdì 19 settembre 2008 a 09:24 Pubblicato da Nerazzurra
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Prime impressioni
venerdì 25 luglio 2008 a 08:45 Pubblicato da Nerazzurra
L'Inter di Mourinho vince in amichevole nell'esordio stagionale contro i campioni dell'Arabia Saudita dell'Al Hilal. Prima delle considerazioni due cose sulla Gazzetta. Per la rosea gallianesca l'Inter gioca al piccolo trotto, trovando già dei difetti (compresa la prima pagina odierna). Dopo l'opaco pareggio del Milan a Cremona, con una squadra di Serie C1 avevano scritto: "Finisce 0-0, ma a una settimana dall'inizio dela preparazione non si poteva pretendere molto di più". Il solito vizietto di giustificare il Milan (nonostante un'annata ridicola) non finisce mai.
Veniamo all'incontro. Formazione molto sperimentale la prima, con Pelè difensore centrale e Bolzoni terzino sinistro. La squadra si schiera però con Cambiasso, Zanetti e Vieira a centrocampo, Adriano, Balotelli e Figo in avanti. Giocano meglio gli arabi all'inizio, che randellano ogni due o tre contrasti. Si segnala un pimpante Zanetti, un volenteroso Adriano e un discreto Balotelli. Ordinato e presente Cambiasso, ancora impacciato Vieira. Balotelli pesca Burdisso in area e si va sull'uno a zero all'intervallo.
Nella ripresa Mourinho mette in campo una difesa più logica e un centrocampo con Jimenez, Dacourt e Stankovic. In attacco Cruz, Crespo e l'esordiente Mancini danno la sveglia. L'Inter domina, arriva a segnare il secondo gol con Crespo (annullato) e crea diverse occasioni. Buona la prova di Amantino, Cruz e Stankovic, che veniva da un piccolo fastidio. Il migliore è stato comunque Maicon.
Nel complesso l'approccio tattico ha denunciato le gravi carenze fisiche, ma le novità sono state parecchie. Nei calci piazzati la squadra raccoglie l'eredità di Mancini Roberto e Mihajlovic. Ma quando parte l'azione il mediano-regista (Cambiasso) scala sulla difesa centrale prende la palla e la smista molto rapidamente sugli uomini di fascia, saliti sulla linea dei centrocampisti. Spesso abbiamo visto tagli fendenti dalla mediana alle ali, davvero molto offensive. In alcuni casi la squadra si è compattata dietro per ripartire velocemente alla maniera della Roma, con tocchi in verticale estremamente rapidi. La differenza maggiore è nel tentativo di far partire l'azione più velocemente.
Per adesso può andare bene. Oggi arriva Sulley Muntari, firmerà un contratto di 5 anni a 2 milioni l'anno. Un ottimo innesto per un reparto bisognoso di vigore fisico.
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Con Mutu la Roma può sognare
mercoledì 23 luglio 2008 a 09:23 Pubblicato da Nerazzurra
Quindi ci siamo. Entro 48 ore Adrian Mutu raggiungerà il ritiro romano di Trigoria e si metterà agli ordini di Luciano Spalletti. La differenza tra l'offerta della Roma - che piace al giocatore - e la richiesta della Fiorentina è di pochi milioni, Corvino non può rifiutare oggi un'offerta che domani potrebbe essere già dimezzata. E' accaduto con Luca Toni, non accadrà con il rumeno. Adrian Mutu, reduce da buone stagioni con Prandelli, prenderà il posto di Amantino Mancini nello scacchiere tattico della Roma. Nella Capitale in queste ore si discute del futuro di Alberto Aquilani, che tarda a firmare. Molti temono che il centrocampista lasci le sponde del Tevere per accasarsi al Nord, Inter e Juventus sono da tempo sulle sue piste.
Fondamentalmente la cessione di Mutu fa arretrare la Fiorentina e riporta la Roma sulla prima linea delle favorite, insieme a Inter e Milan. Un gradino sotto è la Juventus, che ha in Trezeguet un'analoga situazione. Garantita da Amauri la squadra bianconera potrebbe cedere il francese a un prezzo non più proponibile la prossima estate. E' questione di affari, da voler chiudere e da saper cogliere.
L'Inter è tra le grandi quella che si è mossa di meno. Per tre motivi principali: 1) la difficoltà a cedere giocatori con ingaggi elevati, 2) la tendenza delle altre società a sparare cifre assurde, confidando nella disponibilità a spendere di Moratti, 3) l'aver fissato dei chiari obbiettivi principali, che non sono ancora sfumati, bloccando il mercato secondario.
Un ulteriore motivo è dato dalla consapevolezza che si possano recuperare i grandi infortunati della passata stagione. Su Bauscia si faceva notare che, in fin dei conti, l'obbiettivo della società è quello di rimpiazzare Solari, Cesar e Maniche con Mancini, Quaresma e Lampard. Sembra poco, ma è un salto notevole.
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Lampard no, Muntari forse, Quaresma si
martedì 22 luglio 2008 a 14:38 Pubblicato da Nerazzurra
In queste ore - secondo gli organi di stampa portoghesi - Ricardo Quaresma sta firmando un accordo quadriennale con l'Inter. Al Porto andrebbe una cifra non superiore ai 25 milioni di euro, mentre al giocatore ne andrebbero circa 3.5 all'anno. Quaresma è un giocatore classe 1983, che gioca prevalentemente a destra, nel settore offensivo. La principale caratteristica tecnica dell'ala ex-Barcellona è la capacità di concludere rientrando dalla fascia o di crossare molto efficacemente, anche dalla fascia sinistra. Se arriverà completerà il tridente offensivo insieme a Mancini e Ibrahimovic, lasciando a Cruz, Figo e Balotelli l'opportunità di giocarsi il posto da titolare. Se arriva Quaresma a essere in discussione non saranno solo Crespo e Suazo, ma anche Adriano, che il tecnico ha già inquadrato e sta valutando con attenzione.
Sulley Muntari, centrocampista ex-Udinese del Portsmouth, mi intriga molto. E' un classe 1984, "italiano" per i parametri UEFA e in grado di dare forza e vigoria al centrocampo, che unisce un discreto tiro da fuori a una certa dedizione tattica. Il prezzo richiesto dal club inglese per adesso è elevato, ma sinceramente preferisco spenderne 16 per lui piuttosto che per Lampard, giocatore indiscutibile, ma trentenne e in quasi scadenza di contratto.
La sensazione è che l'Inter, alla fine, riesca a spuntarla anche per il centrocampista del Chelsea, approfittando del fatto che il mercato si chiude tardi e che anche il Chelsea deve concludere almeno un paio di operazioni in entrata. E' da notare, poi, che i londinesi hanno riconfermato Ballack e Obi Mikel, dopo l'acquisizione di Deco. E che con Scolari anche Joe Cole è utilizzabile come centrale offensivo.
Sul piano cessioni poche novità: si parla di Crespo alla Sampdoria e Stankovic alla Juventus, entrambi con la formula del prestito. Sono evidentemente delle speculazioni giornalistiche che non tengono conto che l'obbiettivo di cedere non è solo pratico, ma anche finanziario. E' inequivocabile che l'Inter voglia ricavare abbastanza dall'eventuale cessione del serbo.
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Progetti e punti di vista
lunedì 21 luglio 2008 a 10:51 Pubblicato da Nerazzurra
Progetto societario - Posto che costruire lo stadio di proprietà potrebbe cancellare ogni dubbio sulle volontà della società di darsi un futuro stabile, c'è da dire che l'Inter, dopo aver azzerato il progetto tecnico, è in difficoltà nel progetto societario. Ha difficoltà a italianizzare la rosa, non riesce a vendere giocatori anche pregiati, in ragione del loro stipendio troppo elevato, sta pianificando male una sessione di mercato per ora deficitaria, ha nuovamente ruoli indistinti nell'organigramma (come quello di Oriali, braccio operativo del mercato, non si sa se sottoposto o affiancato a Marco Branca). La costruzione dello stadio per Moratti è prioritaria dal punto di vista finanziario: crea patrimonio, dunque garanzia di stabilità, oltre a generare introiti collaterali. E' deprecabile comunque la politica degli ingaggi troppo elevati per giocatori medi che non riescono a trovare una nuova sistemazione (ogni riferimento a Suazo, Crespo et similia è puramente voluta).
La Gazzetta fanzine milanista? Chi di voi non ha provato questa sensazione? Va bene l'acquisto di Ronaldinho, va bene l'entusiasmo e il dogma dell'allegria, ma è possibile che venga sempre riferito il punto di vista gallianesco? Ronaldinho negli ultimi 6 mesi non è stato un calciatore. Nell'altro anno e mezzo ha disputato delle partite mediocri, anche se ha mantenuto delle discrete medie realizzative. Negli ultimi mesi era avvistato nelle discoteche spagnole a suonare congas e veniva fatto fuori dalla prima squadra per un imprecisato infortunio. Un giornalista serio dovrebbe tracciare un riassunto di questa vita fuori dal campo, perchè anche i peggiori cronisti di provincia sanno bene cosa ci può stare dietro un infortunio diplomatico.
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Josè Mourinho ha le idee chiare
giovedì 17 luglio 2008 a 11:29 Pubblicato da Nerazzurra
Che Mourinho fosse un tipo senza fronzoli lo sapevamo da tempo. Che avesse anche un suo credo calcistico pure, ciò che non conoscevamo noi interisti è, semai, la sua propensione a dettar legge prima del tempo, a curare i comportamenti, prima ancora che si verifichino dei problemi. Mourinho non agisce di conseguenza, vuole prevenire per salvaguardare il concetto di gruppo che gli sta molto a cuore.
La sua seconda conferenza stampa italiana ha ribadito le sue richieste di ordine tattico: gli serve un centrocampista universale in grado di coprire la metà campo con visione di gioco, intelligenza e una discreta carica offensiva. Manca all'Inter un centrocampista di questo tipo, eccetto Jimenez, che è la seconda scelta: messo da parte Stankovic, che forse paga la tendenza a far confusione e la troppa generosità (oltre che essere il fido di Roberto Mancini), Mourinho ha chiaramente scelto Frank Lampard. O arriva lui o niente: Mancini avrebbe preso Hleb, trasferitosi ieri al Barcelona.
Sul gioco offensivo Mourinho è stato altresì chiaro: predilige il possesso palla e l'attacco sulle fasce, per cui opterà per il suo rodato 4-3-3, che è molto più volgarmente un 4-5-1, con una punta centrale e due laterali in grado di offendere, accentrarsi e saltare l'uomo. Amantino Mancini è uno di questi, l'altro suggerimento è Ricardo Quaresma, ala destra del Porto, vecchio pallino del tecnico dell'Inter.
Ma se non arrivano? Al posto di Lampard verrebbe rilanciato proprio Stankovic, le cui quotazioni dopo ieri sono in deciso ribasso, mentre uno tra Balotelli e Ibrahimovic dovrebbe fare la punta esterna, più SuperMario, anche in ragione delle precarie condizioni fisiche del Genio. Inizialmente vedremo Cruz come perno centrale. La posizione di Suazo rimane in bilico, pare che lo voglia il Napoli.
Staremo a vedere insomma. Per adesso la società non ha ceduto nessuno di veramente rilevante, anche se Mourinho ha fatto capire che predilige avere 2 undici che si contendono i posti. L'idea di competizione interna lo affascina e ritiene che possa stimolare ogni calciatore. Attualmente abbiamo troppi difensori centrali - eredità delle squalifiche di Champions - e troppi attaccanti.
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